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Punizioni, Statuti dei fratelli cappellani

268 – 271: Statuti dei fratelli cappellani


268. I fratelli cappellani sono soggetti ai medesimi vincoli degli altri fratelli; e devono comportarsi come gli altri fratelli; e, fatto salvo il diritto del paternoster, devono dire le ore canoniche. Indossano la veste chiusa, devono radersi la barba e possono portare i guanti. E quando un fratello muore, invece di dire cento paternoster, devono cantare la messa e celebrare il servizio funebre.
I fratelli cappellani devono essere trattati con riverenza, ricevono le vesti migliori di cui la casa disponga e a tavola siedono accanto al maestro e vengono serviti per primi.
269. I fratelli cappellani ricevono le confessioni dei fratelli; i fratelli devono affidare ai fratelli cappellani le proprie confessioni, perché possono rivolgersi a loro senza bisogno di ricevere il permesso. Infatti ricevono dal papa un maggior potere assolutorio di quanto ne riceva un arcivescovo.
270. Se commette una mancanza, il fratello cappellano deve chiedere perdono al capitolo come ogni altro fratello, ma senza inginocchiarsi, e deve rimettersi al giudizio dei fratelli. Se un fratello cappellano abbandona la casa e poi torna a chiedere perdono, deve spogliarsi prima di entrare nel capitolo, andare dinanzi ai fratelli e chiedere loro perdono, senza inginocchiarsi. A meno che la sua mancanza non sia tale da procurargli l’espulsione, deve fare penitenza ed essere privato dell’abito per un anno e un giorno; e deve mangiare alla tavola della servitù, senza tovaglia, e osservare tutti i digiuni previsti per i fratelli che devono fare penitenza, finché i fratelli non lo liberano; e la domenica deve ricevere la punizione corporale da un altro fratello cappellano, ma non i pubblico, ed è soggetto ad ogni altro castigo; e durante la settimana può recitare i salmi in privato, ma non cantarli. E mentre gli altri fratelli puniti lavorano insieme agli schiavi, il fratello cappellano invece di lavorare deve recitare il salterio.
271. E se un fratello cappellano conduce una vita malvagia, o semina discordia fra i fratelli, o è motivo di scandalo, deve comparire di fronte al capitolo, ancor più a ragione che fosse un semplice fratello, perché così ha stabilito il papa, nel concederci i cappellani1. E se fa penitenza, ma conserva l’abito, deve mangiare alla tavola dei turcopoli, ma senza tovagliolo. E se lo merita può essere messo in catene o imprigionato a vita.

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