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La mansio templare milanese, il brolio e la via della Commenda


I due più antichi ordini religioso-militare, gli Ospitalieri di Gerusalemme o Gerosolimitani ed i Cavalieri Templari, compaiono in Milano con le proprie case o Commende, fuori la vecchia Porta Romana, fin dalla prima metà del XII secolo, cioè quasi subito dopo la loro fondazione.
L’ordine Gerosolimitano, deve la sua prima origine ad alcuni mercanti di Amalfi i quali, nel 1018, secondo Guglielmo di Tiro, o nel 1021, secondo altri, avrebbero ottenuto dal califfo d’Egitto Daher Ledinillah, la concessione, mediante annuo tributo, di erigere vicino al Santo Sepolcro, una chiesa con annesso convento, chiamata Santa Maria Latina, cui venne in seguito aggiunto un ospizio per malati, dedicato a S. Giovanni Battista.
La vera fondazione dell’Ordine dei Gerosolimitani è di mezzo secolo più tardi, dovuta al provenzaleGerardo di Tunc, già custode o guardiano del suddetto ospizio che, nel 1099 si staccò dai monaci di S. Maria Latina e diede un nuovo organismo all’associazione, ingiungendo ai confratelli di vestire l’abito religioso e ricevendo dal Patriarca di Gerusalemme il mantello nero insignito d’una croce di tela bianca.
Il primo documento milanese che fa cenno de’Cavalieri del Tempio porta la data del 29 aprile 1142. Ugo e Guglielmo Girindelli, zio e nipote, cittadini milanesi, donano a Bacone converso del monastero di Chiaravalle “constructo in loco roueniano”, un campo di loro proprietà “in loco vigo majore” e ciò “pro rimedio et mercede animarum nostrarum”. (per la salvezza della loro anima).
Tale monastero è identificato anche in due pergamene dell’ottobre 1135 “ecclesie et monasterii sancte dei genetricis marie quod est constructum “in loco roueniano” et dicitur monasterius de cleravalle”, Chiaravalle.
L’atto, steso “in curte de templo” dal giudice e notaio Martino alla presenza de’ testi Arderico Gastaldo e Giovanni suo figlio, Uberto figlio di Gulino e Malvestito, che vi appongono il proprio segno di croce al pari dei donatori Ugo e Guglielmo, è controfirmato dal giudice e notaio del sacro palazzo Arduino e attesta l’esistenza di un luogo il “templo” appunto, ove risiede la “milizia templi”.
L’importanza di questa pergamena non fu mai presa in seria considerazione dagli storici, ma si può dedurre che, il suddetto Ordine si sia propagato in Milano, soprattutto per opera di s. Bernardo di Chiaravalle negli anni tra il 1132 – 1135.
Sette anni dopo, in una carta del 25 maggio 1149 Bonifacio, maestro “ecclesie et mansionis que dicitur de templo, que est edifficata foris propre civitate Mediolani ( fuori le mura della città di Milano) in capite broili sancti Ambrosii (in cima al brolio di s.Ambrogio), e i frati della stessa mansione Rustico detto Canzellario e Arnolfo detto Grasso, dietro consenso e conferma di prete Tedaldo, danno a livello perpetuo ad Adelardo, del fu Lanfranco detto Cumino, diacono “de ordine maiore sancte mediolanensis ecclesie”, tutti i beni già posseduti dal fu Dalmazio de Verzario, “qui fuit confrater ipsius mansionis” che fu già confratello dell’Ordine, in Paderno (pieve di Brivio) e da lui lasciati alla casa suddetta del Tempio, con l’annuo reddito di moggia sei di biada e tre di vino, mediante il corrispettivo canone di un denaro buono d’argento, da pagarsi ogni anno dell’investitura di quindici lire di buoni denari d’argento, le quali, insieme con altre lire centocinquantasette e mezzo, vengono dai frati di cui sopra adoperati per l’acquisto di undici iugeri di terreno” prope pontem trasonis” da certo Lanterio di Cantù.
L’atto steso in Milano (non dice dove) dal notaio e giudice Ugo, è sottoscritto col proprio segno di croce, perché illetterati, da suddetti Bonifacio, Rustico et Arnolfo, manualmente da prete Tedaldo; sono presenti, come testi, Ambrogio detto Porcazoppa, Amicone Giringello, Arderico detto Zallino, Rogerio di Santa Maria del viv. Giovanni, Ambrogio detto Braga, Vitale di Casate, Giovanni di Monza e Rigizone, i quali tutti appongono il proprio segno di croce. Segue come postilla, la garanzia da parte del succitato maestro Bonifacio, allo stesso Adelardo di ottenere il consenso di quanto sopra dal maestro del Tempio e dai suoi frati, e nel caso che quegli venisse in hic terra, di chiederne anche la conferma scritta.
Importanti deduzioni si possono ricavare dal documento del 1149 riguardo la chiesa e mansione “De Templo” nei suoi primordi in Milano. Anzitutto l’ubicazione, la quale appare a sufficienza indicata dalle parole que est edifficata foris propre civitate Mediolani in capite broili sancti Ambrosii. Il “brolo o brolio o pomerio di s.Ambrogio” è uno spazio cintato e a bosco, pressappoco come un parco moderno, c’era il “brolium” o “pomerium” (il grande) e il “broletum” (il piccolo). Un avanzo di questo Brolo sarebbe l’odierna piazza Mercato di Porta Ticinese.
Altri “broli” ma più piccoli “broletti” nell’interno della città erano: il Broletto Vecchio (Palazzo Reale), ilBroletto Nuovo (piazza Mercanti), il Broletto Nuovissimo ( vie Rovello, S.Tommaso, Broletto).
Ma il più famoso è senz’altro quello di Porta Romana. Ancora oggi infatti esiste la “via Brolo” e la piazzetta di “san Nazaro in Brolo”, con relativa chiesa, zona ormai la più probabile documentata del loro insediamento originale.

Ospedale Maggiore di Milano, Giulini – Stampa tratta da Memorie spettanti alla storia, al governo e alla descrizione della città e campagna di Milano nei secoli bassi

La costruzione che realizzarono fu all’inizio una modesta casa, successivamente si trasformò in una Mansione, una vera e propria Commanderia Militare, comprendente la cappella, Santa Maria del Tempio posta tra le attuali vie Santa Barnaba e Commenda, fuori dalle mura tra Porta Romana e Porta Tosa. Comunque posta tra le principali vie d’accesso alla città e in grado di schierare con rapidità la Cavalleria in un ampio raggio d’azione. Le precettorie, le “grangie” e gli “hospitalia” dei Templari erano decorate inizialmente con la “doppia croce patriarcale”, dopo la metà del XII secolo, la “croce patente” con bracci triangolari aperti in fuori.
Ad ovest di Milano è stata recentemente scoperta, nella chiesa di San Giovanni Battista a Cesano (l’antica Capo Pieve di Cascina Linterno) una tomba del XII secolo con le pareti dipinte con “croci patenti rosse”. La tomba è stata rinvenuta già violata ma il riferimento immediato va ad un personaggio molto importante collegato ai Templari. Tombe analoghe si trovano solo nel Duomo di Monza e nella già citata Basilica di San Nazaro Maggiore in Brolio, adiacente alla precettoria templare di Santa Maria del Tempio in Brolo.
Attorno a Milano, l’Ordine del Tempio aveva inoltre terre coltivate, boschi, cascine, botteghe, officine, mulini e mandrie e teneva mercati e fiere, in giorni o festività fisse. Secondo alcuni anche l’odierna via Larga si chiamava contrada del Brolio. Si racconta che in tal luogo, in epoca romana, i sacerdoti se ne servissero per i loro incantesimi e i giovani per le esercitazioni militari. Nei primi tempi cristiani e quando la chiesa cominciò ad acquistare, esso passò in proprietà del vescovo milanese, o meglio, patrimonio di s. Ambrogio.
Nel 1301 gran parte del Brolo apparteneva all’arcivescovado, come è provato da una concessione fatta dall’arc. Francesco de Parma ai frati dell’ospedale del Brolo di 3 pertiche di terra per costruire un cimitero.
Non deve stupire se il Brolo si chiamasse “di sant’Ambrogio”, perché in quel periodo, i militi, i castelli, i beni di sant’Ambrogio, erano tutte quelle cose che appartenevano al patrimonio del “patrono della chiesa milanese“, e quindi dell’Arcivescovado di Milano.
Molto di tutto ciò che era nel Brolo era di proprietà arcivescovile, lo dimostrano le prime costruzioni sorte, tutte a carattere religioso o benefico come conventi, ospedali, chiese, ricoveri e cimiteri. Non dobbiamo dunque meravigliarci se, essendosi diffuso in tutta Europa l’ordine militare-religioso del Tempio, per opera di s. Bernardo di Chiaravalle, esso abbia posto sua sede in Milano, nel “Grande Brolo”, in una delle sue estremità, “in capite brolii sancti Ambrosii“, cioè al confine di Porta Romana.
Epoca approssimativa dell’istituzione presso Milano dei templari si può ritenere il triennio 1133-1135. in questi anni si registra la maggior attività di S. Bernardo, intorno al 1133 erano venuti a Milano alcuni suoi monaci cistercensi e, senza dubbio, per opera loro, si era formato un partito contrario all’Arcivescovo Anselmo V della Posterla, fautore dell’antipapa Anacleto e di re Corrado.
Questo partito finì col far deporre Anselmo e voltare la città verso il legittimo pontefice, Innocenzo II e re Lotario. I milanesi vennero a sapere che al concilio di Pisa avrebbe presenziato Bernardo in persona e quindi lo invitarono prima da loro. Non fu subito possibile e il santo si fece precedere da tre lettere, due al clero e una ai milanesi e una ai cistercensi.
A concilio chiuso egli andò a Milano seguito dalle sue fedeli truppe di monaci-guerrieri Templari che giovavano di una sua speciale protezione, e, con la loro coreografica presenza, impressionarono non poco i milanesi. L’entusiasmo del popolo fu tale che non poche chiese furono costruite sotto la spinta del suo operato.
Tra tutte le più celebri l’abbazia di Chiaravalle e di Moribondo. Volendo ora precisare dove sorsero la “ecclesia” e la “mansio que dicitur de templo“, non ci resta che precisare i confini del Grande Brolo o di Sant’Ambrogio fino al momento in cui passò in mano ai Visconti. Prima che Milano si ampliasse con la costruzione della cerchia comunale de’ terraggi” esso, il Brolio, si estendeva fuori delle mura massimianae fra la vecchia Porta Romana e l’odierno Verziere.
Due parole sull’antico Verzarium, donde il nome della famiglia milanese “de Verzario” a cui apparteneva il frate templare Dalmazio, era nell’attuale Piazza Fontana. L’attuale Verziere allora si chiamava “corso di Porta Tosa”. Quindi fra la via Commenda e Francesco Sforza a sud e a nord con “Brera” come angolo acuto, ad ovest con porta Romana, si forma un triangolo equilatero di circa 1000 metri per lato.
È al suo interno che si deve cercare il “caput brolii“. Non molto lontano da qui si trovavano le due case dei Templari che però rimanevano fuori dal perimetro urbano anche dopo la costruzione della linea dei terraggi che aveva incorporato una parte del Brolo e dato origine a Porta Tosa.
Il funzionamento della “mansio” milanese della Milizia del Tempio viene così descritta dal Giulini: “La magione di Milano aveva un maestro e diversi frati. Di solito gli ascritti a quest’Ordine, soprattutto i frati, erano di nobile lignaggio. In particolare, nel documento sulla magione milanese viene citato il maestro Bonifacio e i frati Rustico, Arnulfo e Tedaldo prete, qui si legge: omnes fratres habitantes in dicta Mansione e, continua il documento.. et aliorum fratrum habitantium ad ipsam mansionem. Alla stessa mansione apparteneva Dalmazio de Verzario donatore dei beni al diacono Adelardo Comino.
L’accenno a Tedaldo prete prova che prima del 1172, in antitesi con quanto affermano gli storiografi dell’Ordine, esisteva anche la casse de’ sacerdoti incaricati degli uffici divini e della corrispondenza, oltre alle altre tre classi dei cavalieri, scuderi e fratelli laici. Quindi se ne aggiunse una quarta, quella dei sacerdoti. Tutti gli ascritti portavano una cintura bianca di lino, simbolo di castità e capelli corti, probabilmente per igiene. La veste dei sacerdoti era bianca, dei laici grigia o nera. Sopra l’armatura tenevano un lungo mantello bianco fregiato da una grande croce latina o patta. All’indice della mano sinistra, un anello con la stessa croce.

Ora veniamo a che tipo di magione fosse quella di Milano e che grado avesse. Sappiamo da un documento che il capo di essa Bonifacio, viene chiamato “frater” e “magister“. Altri documenti più tardivi parlano di un “presbiter” e “preceptor”, mai di un “major magister” e men che meno di un “generalis preceptor“. Da ciò si evince che Milano non fu mai sede di un grande priorato ma solo di una “precettoria” o casa. Per questo motivo, nel 1149, il maestro Bonifacio promette al diacono Adelardo di far approvare l’investitura al maggiore maestro del Tempio. Non sappiamo dove fosse ubicata tale residenza, ma da altri documenti sorge un dubbio sul fatto che sia sempre stata Cremona. Questo perché su una lettera con sigillo “baylie (baiulia o commenda ) lombardie” di fra Uguzone da Vercelli, “cubicularius sumi pontificis ac domorum Militie templi jn lombardia preceptor [generalis]” in data Cremona 5 giugno 1300, con la quale si autorizza il precettore “domus militie templi mediolani” (fra Jacopo da Pigazano) a permutare, nell’interesse dell’Ordine, “quoddam pratum mansionis mediolani pro alia re jnmobili que maioris sit utilitatis mansioni“.
Invece in un altro atto del 6 aprile 1308 si evince come la precettoria di Milano sia una dipendenza diretta del precettore generale di Lombardia, Roma e Sardegna. Di speciale importanza è il testamento di Guerenzone de Cairate fu Bonifacio, di legge longobarda, che nel documento del 6 giugno 1152 così dispone: “Itemque uolo et iudico,si decessero,sine filijs masculis, uel si habuero et infra etatem decesserint, ut habeat super meis rebus canonica Sancti Ambrosij ad corpus omni anno fictum ad mensuram Mediol. sicalis et panici modios trex….et templum Domini de Brolio centum et hospitale de sancta Cruce solidos quadraginta..” Trad: “Parimenti voglio e impongo che ,se morissi senza figli maschi , o, che se gli avessi ed essi morissero prima, la canonica di Sant’Ambrogio disponga da i miei beni una sostanza annuale, secondo la misura Milanese di tre moggi….e la Chiesa del Signore del Brolio (disponga di) cento solidi e l’Ospedale di santa Croce di quattrocento solidi ( i solidi erano una moneta).
Nel templum Domini de Brolio viene di certo identificata la nostra casa dei Templari, mentre l’hospitale de sancta Cruce il monastero dei Crociferi situato a Porta Ticinese, non molto lontano dalla basilica di S. Eustorgio, più precisamente nella via S.Croce.

Insediamento templare – Ugo Monneret de Villard. Mappa 1300-Magistretti da -Liber Notitiæ Sanctorum Mediolani-Biblioteca Ambrosiana

Era il sei del mese di agosto 1158, “sexto die mensis Augusti“. Giunti sotto le porte di Milano si distribuirono verso le varie porte della città. Sistemati i principi e l’arcivescovo, Federico piazzò il proprio quartier generale in una stanza “in Solario Templi de Brolo” ,cioè nel piano superiore della casa o mansione de’ Cavalieri Templari.L’origine dell’Ordine dei Crociferi è così oscura da non poterne stabilire l’epoca approssimativa della sua istituzione. Pare però che in tutti i documenti si faccia riferimento, carte milanesi mai precedenti al XII secolo, all'” hospitale Cruciferorum Sancte Marie” e mai all’ “hospitale de sancta Cruce“.

Si può dunque supporre che la citazione sull’atto notarile del Guerenzone sia relativa all’ospedale dei Gerosolimitani, detto semplicemente “de sancta Cruce”, sia perché tale era il nome ad esso unita, sia perché, col nome di questa chiesa, compare, nei documenti della città di Milano, l’ospedale de’ Cavalieri di S. Giovanni di Gerusalemme o Gerosolimitani.
Siamo quindi di fronte al più antico documento che attesti la presenza in Milano dei Gerosolimitani e come per l’Ordine del Tempio, cosi dunque per quello dei Giovanniti, Milano fu sede solo di “precettorie”.
Dal 1152 fino al 1215, dai documenti cittadini, non si ha più testimonianza della presenza dei due ordini, ma i cronisti ne parlano in un evento che segnala la presenza dei nostri Templari a Milano, descrivendo anche un pezzo della storia d’Italia.
Nell’anno 1158, l’imperatore Federico di Svevia, detto il Barbarossa scende in Italia ” sexto die mensis Augusti castra sua in Brolio Mediolani.” Nella sua prima discesa, nel 1154, aveva distrutto alcuni castelli e punito città più piccole di Milano, non potendola espugnare perché troppo potente e per via delle sue esigue forse, l’aveva messa al bando dell’impero, ma nella seconda discesa egli ha un esercito nutrito “Et quidem milites fuerunt appretiati quindecim millia“, seguito da capitani,conti,marchesi,soldati, principi e prelati. Dopo aver espugnato il castello di Trezzo assediò Milano con più di 100 mila uomini divisi in sette corpi.

Tale località era “apud Ecclesiam quae dicitur Omnes Sancti, quae est Ecclesia Templi“, cioè la casa dei Templari era attigua alla loro chiesa dedicata a tutti i santi (dove alloggiava l’imperatore). L’ubicazione della Chiesa templare di Ognissanti non è accertata, ma la vicinanza della precettoria di Santa Maria del Tempio con la Basilica di San Nazaro Maggiore in Brolio (in corso di Porta Romana) dedicata a tutti gli apostoli e la presenza qui di tombe con “croci patenti” può far ritenere che le due chiese fossero in stretta relazione. Dopo la soppressione dell’Ordine del Tempio, fu comandato agli scalpellini di eliminarne simboli, croci patenti e qualsiasi altra testimonianza che potesse ricordare ai posteri l’obbrobrio commesso dalla chiesa cattolica.
Nell’archivio dell’Ospedale Maggiore si conserva una pergamena del secolo XIV rogata da Signorolo da Cisnuscolo, dove si parla della magione o sia casa de Frati di S.Giovanni Gerosolimitano o sia del Tempio “Mansio seu domus Fratrum…seu de Templo
Tale importantissima affermazione fatta da un testimone dell’epoca e in più oculare, ci fa arrivare al punto cruciale : stabilire l’identificazione della chiesa del Tempio.

Premesso che la voce templum significa l’ordine de’ Cavalieri Templari, all’inizio del XIV secolo dopo l’abolizione dell’ordine, molti dei loro beni, comprese case,chiese e il cospicuo archivio, pervennero ai Gerosolimitani. Due documenti in particolare, uno del 19 ottobre 1227 e del 1385 attestano che la casa dei Gerosolimitani “Mansio seu Domus fratrum Sancti Johannis Gerosolimitani seu de Templo”. Tale duplice denominazione si trova in non pochi documenti conservati all’archivio di stato e risalenti anche a molto tempo prima del 1385, è ormai certo che la suddetta denominazione non si potrebbe spiegare se non ammettendo che la casa o mansione era stata prima dell’Ordine del Tempio.
Pertanto siamo giunti a dedurre definitivamente che la chiesetta di Ognissanti e la casa vicina dei Templari, dove alloggiò lo svevo Federico II, fosse il sito dove ora si trova la commenda dei Cavalieri di Malta. Però dei dubbi che la chiesa fosse intitolata a Tutti i santi, ci sono, nel senso che in nessun documento che appartenesse al Tempio prima e ai Gerosolimitani dopo, fa cenno a questo nome.
Essi parlano sempre di una “domus templi” o di una “mansio de templo”. Nell’atto di permuta del 16 ottobre 1304, quando l’Ordine era nei suoi ultimi anni di vita, si ha la prova, indirettamente, che come la milizia, anche la casa e la chiesa in Milano erano sotto il nome di Santa Maria. Alcune delle terre permutate erano già di proprietà “domini fratris Ricobaldi spitiarij filii condam domini mori Ordinis Militie Sancte Marie”.
Lo stesso templare Ricobaldo Speziario le aveva vendute e poi cambiate con altri siti milanesi templari “extra porta Tonsam” e “saluis e reseruatis sempre preceptis domini magisteri maioris Militie templi qui est vltra mare et citra mare” . Non vi è dubbio che le parole “Ordini Militie Sancte Marie” provengano dal fatto che la chiesa dei Templari fosse dedicata alla Vergine.
Si legge, scritto sul verso della pergamena, da mano più tardiva, “cambium inter D.Preceptorem Domus Sancte Marie templi Mediolani et D.patrem …”Infine la frase “qui est vitra mare et citra mare” indica chiaramente la presenza del Gran Maestro dell’Ordine.

Concludendo: intorno al 1134 i Templari venuti a Milano al seguito di Bernardo di Clervaux, si stabilirono “in capite Brolii” e vi eressero una “domus”, una “mansio” e una “ecclesia”. Uno dei primi capi della precettoria milanese, Dalmazio de Verzario, morendo nel 1149, lasciava parte delle sue sostanze all’Ordine. La chiesa di Santa Maria ebbe come sottotitolo anche quello di Ognissanti. Di fianco ad essa esisteva un lazzaretto che divenne poi nei secoli l’Ospedale Maggiore.
Nel 1226 appare vicino alla mansione una “scola” di cui erano decani il precettore della mansio e il nobile Domenico de Picconano. Poco dopo la venuta dei Templari, vicino a loro, nel Brolo di S. Ambrogio, i cavalieri Gerosolimitani, fondando una chiesa, S.Croce e un ospedale, S.Giovanni Battista, dove nel 1259 troviamo anche delle converse e sorelle. Sia l’una che l’altro rimasero in loro possesso fino alla distruzione dei Templari, quando si trasferirono nella più grande e comoda mansio templare. Mansio che per ben due volte aveva ospitato, nel 1158 e nel 1161 il fiero imperatore svevo Federico! Nel 1398, come risulta dalla “Notizia Cleri Mediolanensis“, accanto all”Hospitale Sancte Crucis” esisteva la “Domus de Templo”. La potenza dei due ordini è attestata in Milano dai documenti che ad essi si riferiscono, per lo più atti di compra-vendita o investiture, sicuramente più numerose per i Gerosolimitani che per i Templari, anche grazie all’epurazione di questi ultimi. Una piccola parte dei loro beni, si trovava nelle vicinanze delle loro case, ma fuori dalle porte Romana e Tonsa, lungo la strada pavese, a Monluè e in località detta “Braida”, l’attuale Brera.
Abolita per la sua potenza, come ben sappiamo, e per la bramosia che destavano le immense ricchezze della sacra Milizia del Tempio, i suoi beni immobili passarono, dopo il 1312, all’ordine de’ cavalieri di S. Giovanni di Gerusalemme, oggi detto di Malta. Con tutta probabilità il passaggio avvenne tra il 1316 e il 1319. le operazioni di trapasso non furono per nulla facili, infatti, lo stesso priore delle case gerosolimitane in Lombardia dovette assumere la reggenza della casa, dal 1321 al 1326, ben 5 anni. Dal 1327 continua la serie di precettori milanesi, la cui carica rimane elettiva fino alla fine del XIV secolo. Ma da allora assunsero anche la qualifica di domus seu mansionis S. Cricis et S.Marie, quondam Templi de Mediolano, ordinis sancti Johannis Gerosolimitani. (cfr.atto 15 ottobre 1365 ASM, sede cit. cart. 193)
E subito trasportarono la loro sede nella casa più adatta de’ Templari, come prova il documento 23 giugno 1325 (V. Apeendice,II,B,doc 30, e fra gli altri posteriori, oltre la citazione “presa di possesso” del 4 aprile 1411, i doc. in data 1°giugno 1457 e 7 marzo 1458 (ASM, Sede cit. cart. 194). Vi sono “confessi” cioè ricevute di pagamento, un instrumento d’affitto, redatto il 2 ottobre 1458 dal precettore Fr. Gabriele de Bene, locatore a nome della propria precettoria di una vigna a tal Pietro de Gafori, a porta Romana, “extra redefossum ubi dicitur ad pongionum” chiamato “Preceptor domus seu Mansionis ecclesie sancti Johannis Yerosolimitani et sncte Crucis extra muros Mediolani alias de Templo nuncupate“.
Infine, l’importanza della “precettoria” oltre che dal numero di beni posseduti e dal loro vistoso reddito (valutato nel XV secolo a circa 1500 fiorini d’oro!!), è dimostrata dal fatto che fino dal 1290 ebbe un proprio “capitolo” e nel principio del secolo XV assunse anche il titolo di “baiulia” e di “commenda”.
Infatti nel documento del 10 marzo 1410 contenente l’investitura spirituale di Giorgio de Crivelli, si legge: Cuius fructus reddito et proventus Mille Quingentorum florenorum auru secundum extimationem valorem annuum, diligenti inquisitione, reperimus non excedere.”altro particolare di una qualche rilevanza, affermano alcuni storici, (Bosio, Rotta) non si sa su quale fondamento, che alla chiesa di S.Maria del Tempio, fu dato il titolo di S.Giovanni Battista, da Ludovico il Moro (Carta Milano 1737)

Carta di Milano del 1737 – rif. n.40 – S. Giovanni Bat.ta Comenda

Nel 1291 cade Acri, ultimo baluardo cristiano in Terrasanta. I Cavalieri del Tempio provocano il crollo della torre dove erano asserragliati e rimangono sepolti assieme agli assalitori.Durante il pontificato di Sisto IV, la commenda venne elevata a “Priorato e Capo della Lombardia”, ma il primo priore, un certo Fr. Girolamo Bequet, cade in disgrazia presso il Duca di Milano, Ludovico il Moro che si insospettisce e dopo la morte del Papa viene privato della sua carica e sostituito con Fr. Andrea Birago, che subito rinunciò alle bolle e alle provvigioni ducali, sostenendo che quel priorato stava causando gravi danni alla Religione. Anche Bequet aveva rinunciato in favore di un certo Ferullino al quale il papa Alessandro VI aveva fatto regolare bolla di nomina. Ma ne nacque un’incresciosa questione fra il Gran Maestro e il Ferullino. Si aprì un’inchiesta sulla sua condotta ed emerse che il frate si dava alla pazza gioia… poco morale? La conseguenza fu che Frullino venne destituito e il priorato di Milano venne abolito. Questa tentata elevazione della precettoria a priorato è cosa davvero poco chiara, anche perché in tal modo ne veniva privata la storica sede di Asti.
Nell’antica casa Templare, convenientemente ampliata e adattata al pari della unita chiesetta che venne in seguito chiamata, prima dell’avvento di Ludovico e quindi qui cade la tesi sia stato il Moro a volerne cambiare il titolo, S. Giovanni al Tempio, qui i Gerosolimitani rimasero fino al 1798, cioè fino a che la chiesa venne soppressa e trasformata in oratorio. 1787, sulla nuova guida di Milano così si legge a pag 114: “dirigendo il cammino al borgo di Porta Romana si può vedere la Chiesa di S.Giovanni Battista Commenda di Malta, anticamente de’ Templari..non ha di pregio che esternamente l’antica sua semplicità.”. Le ultime notizie relative alla precettoria di Santa Maria del Tempio si trovano nelle Mappe Catastali del 1881, prima della demolizione avvenuta per la costruzione del padiglione “Riva” e della clinica “De Marchi” del Policlinico. Di tale edificio, detto la “Commenda” oggi non esiste più nemmeno la sede dei Cavalieri di Malta, ma solo la via contigua, sperando che la modernità con la morbosa smania di cancellare il vecchio e il ricordo, nel suo perpetuo divenire, non rimuova ogni glorioso ricordo storico tramandato da chi, prima di noi ha amato e vissuto la nostra bellissima città.

Uno di questi era antenato di Goffredo de Charnay, colui che 40 anni dopo avrebbe reso pubblica laSacra Sindone. Anche a Milano succede ciò che stava avvenendo in tutta Europa. Papa Clemente Vattraverso i commissari Domenicani, sottopose al giudizio dell’Inquisizione, con la tortura e la condanna, i monaci-guerrieri. Il 22 novembre 1307 inizia il loro calvario: una pergamena papale da Poitiers ordina il loro arresto immediato e la confisca dei beni a favore degli stessi Domenicani: da questo si può avere un’idea del “trattamento speciale” a loro riservato. Entrare nell’universo dei cavalieri “senza macchia e senza paura” è un viaggio, come lo intendevano gli antichi Celti, un’esperienza e insieme un percorso all’interno di se stessi, una via mistica alla ricerca della Conoscenza. Forse una ricerca inconscia del Sacro Graal.

(Articolo tratto da www.medievale.it

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