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Statuti del maestro, Statuti e le istituzioni gerarchiche della casa del Tempio

77 – 98: Statuti del maestro


77. Il maestro ha diritto a quattro cavalli, un cappellano, un chierico con tre cavalli, un sergente con due cavalli e un valletto di nobile lignaggio con un cavallo che porta il suo scudo e la sua lancia; se lo desidera il maestro può fare cavaliere il valletto che lo ha servito per un certo periodo; ma ciò non dovrebbe accadere troppo spesso. Ha diritto inoltre a un maniscalco, uno scrivano saraceno, un turcopolo, e un cuoco; e può avere due fanti e un turcomanno4 che deve essere sempre sorvegliato nella carovana. E quando il maestro si reca a cavallo da un luogo all’altro il turcomanno deve essere scortato ad uno scudiero a cavallo; al ritorno del maestro, il turcomanno deve tornare nella carovana e durante i periodi di guerra rimane al suo seguito.

78. Quando il maestro si reca a cavallo da un luogo all’altro, può portare con se due bestie da soma. E tali bestie da soma saranno al suo seguito, sia nell’accampamento sia al pascolo. E durante il tempo di guerra il maestro può disporre di quattro bestie da soma, e anche quando deve varcare il fiume Giordano o la Gola del Cane. Ma quando il maestro è nel convento, le bestie da soma devono tornare nelle stalle ed essere impiegate al servizio della casa.

79. Il maestro ha diritto ad essere accompagnato da due cavalieri, tanto valorosi da meritare di prendere parte anche ai consigli ristretti, cui partecipano solo cinque o sei fratelli; e spetta loro la stessa razione di orzo del maestro. E mentre i fratelli del convento hanno diritto ad una razione (di orzo) ogni dodici cavalli, il maestro ne ha una ogni dieci. E durante il tempo di guerra, quando i cavalieri escono dalla casa, le scorte (di orzo) sono messe in comune e possono essere aumentate o diminuite solo per ordine del capitolo, Lo stesso vale per l’olio e per il vino. Fintantoché gli animali sono al pascolo il maestro può ridurre le razioni di orzo, ma quando l’erba viene a mancare, le razioni devono rimanere invariate.

80. Nel caso che Dio chiami a sé uno dei compagni del maestro, questi può tenere ciò che gli aggrada del suo equipaggiamento e consegnare il resto al maresciallo per la carovana.

81. Il maestro non deve avere le chiavi o il lucchetto del tesoro. Tuttavia può tenere all’interno del tesoro un forziere per custodirvi i propri gioielli; e quant’altro gli venga donato dovrà essere custodito nel tesoro.

82. Il maestro può dare in prestito i beni della casa fino a mille bisanti, con il consenso di alcuni dei fratelli più valorosi; se desidera dare in prestito somme più ingenti dovrà avere l’approvazione della maggioranza dei fratelli più valorosi. Il maestro può donare cento bisanti o un cavallo a un nobile amico della casa; o anche un calice d’oro o d’argento, o una pelliccia di vaio o altri oggetti preziosi del valore di non più di di cento bisanti, purché il dono vada a vantaggio della casa; e il maestro può fare tali doni solo con il consenso dei suoi compagni e degli uomini più valorosi, sempre a vantaggio della casa. Ogni tipo di arma può essere donato, tranne la lancia, la spada e il giaco.

83. I beni che giungono da Occidente devono essere riposti nel tesoro, per ordine del commendatore del regni di Gerusalemme, e nessuno può prelevarli o trasferirli senza l’autorizzazione del maestro.

84. I cavalli che giungono da Occidente devono essere condotti nella carovana del maresciallo e il maresciallo non può assegnarli né trasferirli prima che il maestro ne abbia preso visione; e se gli aggrada il maestro può tenerne uno o più per se; può anche prelevare uno o due cavalli e donarli a un valoroso cavaliere secolare amico della casa. E se gli vengono donati dei cavalli egli può assegnarli ad altri fratelli a sua discrezione. E il maestro può richiedere e prendere il cavallo di qualunque fratello per donarlo a un ricco cavaliere secolare, a beneficio della casa, o per cavalcarlo egli stesso, e il fratello non avrà nulla da obiettare. E, se gli aggrada, il maestro può dare a quel fratello cento bisanti per comprarsene un altro, se il suo cavallo è stato ben curato; altrimenti il maestro ordinerà al maresciallo di assegnargli un altro cavallo che gli piaccia, e se dispone di cavalli il maresciallo eseguirà l’ordine.

85. Il maestro non può donare o alienare terre, né acquisire castelli in marche lontane senza il consenso del capitolo; e un ordine dato da lui stesso o dal convento non può essere ridotto o esteso senza il consenso suo e del convento. E il maestro non può dichiarare la guerra o addivenire ad un armistizio per quanto riguarda terre e castelli di proprietà della casa, senza il consenso del convento; ma se una tregua viene violata il maestro può rinnovarla dopo aver sentito il parere dei fratelli di quella provincia.

86. Quando torna da un viaggio, ha subito un salasso o ha ospiti (cavalieri o altri laici), il maestro può mangiare nella sua stanza. Quando è infermo può giacere nella sua stanza, e i suoi compagni devono mangiare nel palazzo con gli altri fratelli; quando si è rimesso deve mangiare nell’infermeria, per il bene di tutti i fratelli che vi si trovano ricoverati, per l’affetto che nutrono per lui.

87. Il maestro non può nominare i commendatori delle case dei diversi regni senza il consenso del capitolo: ciò vale per il siniscalco, il maresciallo, il commendatore il regno di Gerusalemme, il commendatore della città di Gerusalemme; il commendatore di Acri, il drappiere, il commendatore delle terre di Tripoli e d’Antiochia, quello di Francia e Inghilterra, del Poitou, d’Aragona, del Portogallo, di Apulia e d’Ungheria. E detti commendatori d’Occidente non potranno venire in Oriente a meno che non vengano chiamati dal maestro e dal capitolo. E la nomina degli altri commendatori o dei balivi, nelle province povere, è affidata al maestro con il consenso del capitolo, o in mancanza del capitolo, da alcuni dei fratelli più valorosi della casa; e non può nominarli senza il consenso del capitolo, ma può rimuoverli senza il consenso del capitolo, dopo aver sentito i più valorosi fratelli della casa.

88. E se un fratello visitatore o un commendatore nominati dal capitolo generale non rispondono per un qualsivoglia motivo al richiamo del maestro o del convento, vengono destituiti e devono inviare al maestro e al convento il sigillo e il tesoro; e da quel momento smetteranno di prendere parte alle missioni in nome della casa e di esercitare l’autorità del baliato; e i fratelli non obbediranno più a loro, ma li sostituiranno con un fratello valoroso come commendatore, informeranno il maestro e il convento dell’accaduto e attenderanno istruzioni. Se ne diano per inteso i balivi nominati su indicazione del maestro.

89. Se desidera recarsi nella terra di Tripoli o Antiochia, il maestro può prelevare dal tesoro tremila bisanti e se necessario di più, onde aiutare le case che si trovano in quelle terre. Ma non deve prelevarli senza il consenso del commendatore del regno di Gerusalemme, che è il tesoriere del convento e custodisce le chiavi del tesoro; spetta a lui consegnare i bisanti al maestro. Se le case visitate nostrano di non aver bisogno di denari, il maestro li restituisce al commendatore, il quale li ripone nel tesoro.

90. Viaggiando da un luogo ad un altro, il maestro deve esaminare le condizioni di case e castelli; se lo desidera e lo ritiene necessario, può indurre una casa ad aiutarne un’altra. Se desidera prendere qualcosa, deve farsela consegnare dal commendatore che ne sia responsabile; ciò valga per tutti i balivi, dal più piccolo al più grande.

91. Se il maestro o un commendatore chiedono ad un commendatore di minor grado di mostrare loro quanto vi è nella casa, questi deve obbedire prontamente; se mente o cela alcunché e viene trovato colpevole, può essere espulso dalla casa. Se alla casa vengono donati dei beni, il maestro ne prende possesso e li consegna al commendatore del regno di Gerusalemme, che deve riporli nel tesoro comune.

92. Nell’allontanarsi dal regno di Gerusalemme, il maestro può affidare il proprio incarico al commendatore della terra o a un altro fratello; e colui che prende il suo posto non vedrà crescere la sua autorità, ma darà il suo consiglio su ciò che accade nella terra e per cui il maestro non può intervenire, e terrà capitolo e chiamerà alle armi: tutti infatti dovranno obbedirgli.

Il maestro non deve inviare a Tripoli e Antiochia alcun fratello perché dia istruzioni, in sua vece, ai commendatori di quelle terre, a meno che il suo parere non sia richiesto dalle circostanze o non si tratti di ispezionare le guarnigioni dei castelli; poiché per tali cose, essi devono obbedirgli.

Se desidera inviare un qualche valoroso fratello in Occidente, affinché curi in sua vece gli interessi della casa, il maestro deve chiedere il consenso del capitolo, e può allontanare dal capitolo qualunque balivo, con la sola eccezione del siniscalco.

93. Se nel corso del capitolo generale, il maestro manifesta l’intenzione di inviare dei fratelli in Occidente, a causa di infermità o perché curino gli interessi della casa, deve rivolgersi al maresciallo, al commentatore della terra, al drappiere, al commendatore di Acri e a tre o quattro valorosi cavalieri della casa, dicendo loro: <<Esaminate i fratelli e decidete quali fra loro convenga inviare oltremare>>; ed essi si recheranno nell’infermeria e nelle altre parti della casa. Quindi metteranno per iscritto i nomi di coloro che riterranno opportuno inviare oltremare e li sottoporranno al maestro; e questi potrà modificare la lista solo dopo aver sentito il loro parere.

94. Se alla casa del tempio vengono donati, in elemosina, oggetti preziosi, il maestro può accettarli e donarli a chi più gli aggrada, o riporli nel proprio forziere con i suoi gioielli.

Spetta al maestro decidere se il vino di compieta debba essere negato o concesso ai fratelli; inoltre, se non sono stati loro assegnati per decisione del capitolo, sono a discrezione del maestro il quarto cavallo e il secondo scudiero dei fratelli cavalieri e il secondo cavallo dei fratelli sergenti.

Ogni giorno che il maestro trascorre nella casa del Tempio, cinque poveri mangeranno, in suo onore, lo stesso cibo dei fratelli.

95. Nessuno dei fratelli puniti dinanzi al maestro si può alzare da terra a meno che non sia egli stesso a farlo alzare; e gli altri fratelli possono esentarlo dal lavoro manuale e dal digiuno, ma non dal rimanere a terra1 e dal digiuno del venerdì.

Non è concesso ad alcuno sottoporsi ad un salasso, far correre i cavalli, prendere un bagno, o giostrare dinanzi al maestro, senza il suo permesso.

Quando il maestro esce a cavallo, se un fratello lo incontra o lo accompagna, non può lasciarlo senza essere stato congedato.

Mentre mangia alla tavola del convento, il maestro può offrire la propria scodella a chiunque gli aggradi, ma nessun altro fratello può fare lo stesso.

96. Dopo la Pasqua, quando la casa deve affrontare grosse spese, e il commendatore avvisa il maestro che la carne scarseggia, il maestro può comunicarlo ai fratelli e deve chiedere il loro parere; e se sono d’accordo, i fratelli possono rinunciare alla carne del martedì. Ma potranno averla dopo la mietitura.

Poiché ogni volta che agisce su consiglio del convento, il maestro deve consultare la comunità dei fratelli e prendere la decisione sulla quale vi sia accordo tra lui e la maggior parte dei fratelli.

Se un fratello o chiunque altro, residente qui o in Occidente, invia un dono a un fratello defunto, il dono deve essere consegnato al maestro.

97. Il maestro non può accogliere nuovi fratelli senza il consenso del capitolo, ma se, in assenza del capitolo, un uomo valoroso lo scongiura dei accoglierlo nell’Ordine per amore di Dio, poiché si sente ormai prossimo alla morte, se gli pare che quell’uomo abbia il diritto e con il consenso dei fratelli presenti, il maestro può soddisfare la sua richiesta, a patto che divenga fratello sincero e leale; e se Dio gli ridona la salute, non appena si trova nella casa, il nuovo arrivato deve fare professione di fede dinanzi all’intera comunità dei fratelli e imparare quanto è richiesto a ogni fratello.

Le vesti e la biancheria che il maestro non usa più saranno donate, per amore di Dio, ai lebbrosi o ad altri che ne faccia buon uso. E se il maestro dona a un fratello uno qualunque dei suoi abiti, il fratello, per amore di Dio, ne donerà a sua volta uno ai lebbrosi o ad altri che ne faccia buon uso.

98. Ogni Giovedì Santo, il maestro laverà i piedi a tredici poveri, e donerà ad ognuno di loro camice e brache, due pagnotte, due denari e un paio di scarpe. E se nel luogo in cui si trova non può disporre di tali cose, le donerà, per amore di Dio, appena giunto nella prima casa del Tempio posta sul suo cammino.

In tempo di guerra, quando i fratelli sono sul campo di battaglia, il maestro può essere scortato da sei, otto o anche dieci fratelli

Tutti i fratelli del Tempio devono obbedire al maestro e il maestro deve obbedire alla casa.

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