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Statuti e le istituzioni gerarchiche della casa del Tempio

182 – 189: Del modo di mangiare in convento


182. Il maestro e tutti i fratelli sani e robusti devono mangiare nel refettorio dopo aver ascoltato il benedicite; e ciascun fratello deve dire un paternoster, prima di tagliare il pane e non durante il pasto. E dopo aver mangiato deve rendere grazie a Dio nella chiesa, se è vicina al refettorio, o altrimenti nel refettorio stesso.
183. Né il maestro né alcun fratello devono portare borracce di acqua o vino nel refettorio, né permettere ad alcuno di farlo. Se un laico dona il convento del vino o della carne, il maestro può inviarli in infermeria oppure ovunque gli aggradi, ma non in refettorio. E se i fratelli ricevono in dono del cibo devono mandarlo al maestro se egli si trova in refettorio, altrimenti ai fratelli dell’infermeria. E quando il maestro non mangia in refettorio, ma ad altra tavola o in infermeria, il cibo donato deve essere inviato a lui.
184. Se vengono donati al convento manzo e montone, il commendatore della casa deve dividere quelli che prendono il manzo da quelli che prendono il montone, eccezion fatta per il maestro e il cappellano. Ciascun fratello può chiedere di avere parte della carne servita ai sergenti.
Se gli viene servita carne cruda, putrida o maleodorante, ciascun fratello può restituirla e se ce n’è a sufficienza, gli verrà data altra vivanda.
185. Spesso ai fratelli del convento sono serviti due tipi di carne, cosicché chi non ne mangia una può scegliere l’altra, come accade a Natale e a Pasqua,il martedì grasso e la domenica prima di San Martino; o tre tipi di carne quando ce n’è a sufficienza e i commendatori lo consentono. E i pasti devono essere serviti in comune, secondo quanto si è detto a proposito del vivandiere.
186. Nei giorni in cui non si mangia la carne, i fratelli avranno due piatti cotti; ma se vengono dati loro formaggio o pesce, allora avranno un solo piatto, a meno che il commendatore non ne conceda due. Ma prima delle due due quaresime avranno due o tre piatti, dimodoché chi non ne vuole uno posso avere l’altro. E ogni domenica, martedì e giovedì, avranno anche pesce fresco o salato, o un altro companatico. Ma se il lunedì, mercoledì, venerdì o sabato, ricevono del pesce che è stato acquistato, il commendatore, se lo ritiene opportuno, può togliere loro una delle altre portate.
187. Di norma il venerdì riceveranno un piatto cotto e dopo verdure o un altro companatico; e ciascun fratello ha diritto a ricevere quello che viene servito in refettorio. Ma ciascuno deve parlare sottovoce o tacere, e ascoltare la lettura del diacono. E ciascuno può offrire un po’ del suo cibo a quanti gli sono intorno, ma senza alzarsi da tavola.
188. Il maestro può dare un po’ di cibo ai fratelli, che per penitenza, mangiano per terra. E per tale motivo la scodella del maestro deve contenere cibo sufficiente per quattro fratelli, sia che vengano serviti carne, pesce o altro companatico; né il maestro né alcun fratello devono avere altri cibi o bevande, oltre a quelli serviti a tutti i fratelli del convento. E nessuno avrà un posto fisso a tavola, ad eccezione del maestro e del cappellano che mangia accanto a lui. Quando il maestro si trova in una casa, tre poveri devono ricevere il cibo dei fratelli, quattro se si trova in una delle case principali o in un castello, per amore di Dio e dei fratelli. Quando suonano le campane, il cappellano, i poveri e tutti i cavalieri possono prendere posto, mentre i sergenti devono attendere che suoni la campanella. Prima devono essere occupati i posti all’interno e poi quelli all’esterno. Coppe, scodelle e tovaglioli sono in comune, ma il maestro e i cappellani hanno diritto a coppe personali.
189. Quando il convento riceve tre portate di carne o altro, la servitù ne riceve due. Ma i turcopoli e tutti coloro che mangiano alla tavola dei fratelli devono mangiare quello che si mangia in convento. E i poveri nella casa devono ricevere la stessa quantità di carne e di cibo dei fratelli.

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