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La vita conventuale

340 – 365: L’ufficio divino


340. Ciascun fratello deve sforzarsi di vivere onestamente e dare il buon esempio in tutto e per tutto a coloro che vivono nel mondo e ai fratelli degli altri Ordini, dimodoché chiunque lo veda non possa scorgere nulla di male nella sua condotta, nel suo modo di cavalcare o camminare, nel suo modo di bere o mangiare, nel suo sguardo, nelle sue parole e nelle sue opere. E in particolare ciascun fratello deve sforzarsi di mantenere un contegno umile e onesto, mentre ascolta o recita l’ufficio di Nostro Signore, e deve dire le preghiere e genuflettersi secondo le usanze della casa.
341. Quando i fratelli sono in chiesa o altrove, e le ore canoniche sono cantate o recitate dai fratelli, ciascuno deve genuflettersi secondo quanto previsto dalle usanze della casa; ad eccezione dei giorni in cui vengono effettuate nove letture, o nelle ottave delle feste celebrate dalla casa del Tempio, e durante l’Avvento, quando si recitano le antifone dette dell’ “O”, i fratelli devono genuflettersi ad ogni funzione, tranne che ai vespri. Neppure alla vigilia dell’Epifania e di Natale la genuflessione va fatta ad ogni funzione; e non occorre genuflettersi alla vigilia delle feste comandate, quando all’ora nona vengono recitate nove letture.
342. Durante le messe cantate della grande quaresima, ogni qualvolta il sacerdote o il diacono dicono flectamus genua, tutti i fratelli che non sono infermi si devono inginocchiare, e quando il celebrante dice levate devono rialzarsi. Il primo mercoledì della grande quaresima, appena dopo il mattutino, il sacerdote e il chierico devono intonare i sette salmi della penitenza, e mentre i salmi vengono recitati, i fratelli devono rimanere in piedi; ma alla fine di ogni salmo, al momento del gloria patri, ciascun fratello deve genuflettersi e subito rialzarsi. E dopo i salmi il sacerdote e il chierico devono iniziare la litania e recitarla per intero, insieme alle preghiere prescritte, quietamente e a bassa voce; intanto i fratelli devono prosternarsi e ascoltare l’ufficio con grande devozione. I sette salmi e la litania devono essere recitati in tal modo ogni giorno, fino al mercoledì delle Ceneri, a meno che esso non coincida con una festività delle nove letture, ed ogni giorno i fratelli devono osservare le norme suddette.
343. Il primo mercoledì della grande quaresima, che viene detto mercoledì delle Ceneri, i fratelli devono avere il capo cosparso di cenere dal cappellano, oppure da un altro sacerdote se non possono avere un cappellano, affinché ricordino che cenere siamo e cenere ritorneremo.
344. Quando giunge il sabato di metà Quaresima, e si canta l’antifona che è detta media vita, che ogni volta si dice sancte Deus, sancte fortis, sancte et immortalis, i fratelli devono genuflettersi ad ogni sancte, sia che si tratti di un giorno di festa o meno.
345. Ma dal mercoledì santo, dopo nona, i fratelli non devono genuflettersi alla fine delle funzioni, fino al lunedì dopo l’ottava di Pentecoste, ad eccezione del venerdì santo alla fine delle funzioni, quando si recitano il Kyrieleison e il Miserere, poiché in tal caso ognuno deve prosternarsi fino al termine delle preghiere, ad ogni funzione; in quello stesso giorno, quando il celebrante durante la messa dice flectanus genua, ciascun fratello deve inginocchiarsi ogni volta che viene commemorata la resurrezione. E i fratelli devono genuflettersi solo nelle occasioni ricordate.
Ma sia noto a tutti che i fratelli infermi non sono tenuti a genuflettersi fintantoché non si siano rimessi al punto da poterlo fare senza aggravare le proprie condizioni di salute.
346. Il giovedì santo è usanza della casa suonare le campane per mattutino e per tutte le ore fino alla messa. Ma dopo che la messa ha avuto inizio le campane devono tacere fino alla vigilia di Pasqua; e quando viene intonato il Gloria devono suonare a distesa. Il giovedì santo il bacio della pace non viene scambiato; ma dopo la messa e il vespro l’elemosiniere deve riunire tredici poveri e procurare acqua calda, brocche, bacinelle e asciugamani.
347. E i fratelli devono lavare, asciugare e baciare umilmente i piedi ai poveri. Ma l’elemosiniere deve assicurarsi che quei poveri che devono essere lavati non abbiano su piedi e gambe laide malattie che potrebbero contagiare i fratelli. E mentre il rito viene celebrato, il sacerdote e il chierico devono indossare la cotta e portare la croce e recitare le preghiere prescritte dalla casa per quel giorno. Dopodiché il commendatore della casa, o un dignitario di grado più elevato, deve consegnare a ognuno dei poveri due pagnotte, un paio di calzature nuove e due denari, Tutto ciò deve avvenire prima della cena del giovedì santo.
348. Il giovedì santo, prima di compieta, verrà suonata la battola e a tale suono i fratelli si raduneranno come se avessero udito i rintocchi della campana; e il sacerdote e il chierico andranno da loro in convento, portando la croce. Quindi il sacerdote o il chierico leggeranno il brano del vangelo prescritto dalla casa per l’occasione, ma senza annunciarne il titolo; e se lo desidera potrà leggerlo seduto, ma dovrà avere indosso i paramenti sacri; e dopo aver letto per un po’ potrà riposare. E i fratelli sergenti porteranno vino per i fratelli cavalieri, e i fratelli lo berranno se lo desiderano; e quando avranno bevuto, il celebrante terminerà la lettura del vangelo. Dopodiché i fratelli, il sacerdote e il chierico si recheranno insieme in chiesa; quindi il sacerdote e il chierico laveranno l’altare e lo aspergeranno di vine e acqua. E tutti i fratelli si avvicineranno all’altare in preghiera e lo baceranno, secondo l’usanza della casa, accogliendo sulle labbra qualche goccia del vino annacquato versatovi dai celebranti e lo berranno. E dopo che tutti i fratelli avranno preso parte al rito, si darà inizio a cantare compieta.
349. Il venerdì santo tutti i fratelli devono pregare dinanzi alla croce con grande devozione e a piedi nudi. E in quel giorno devono digiunare a pane e acqua e mangiare senza tovaglia; inoltre le tavole devono essere lavate prima di porvi il pane; e in nessun’altra occasione i fratelli del Tempio devono mangiare senza tovaglia, a meno che non stiano scontando una penitenza, e in tal caso mangeranno per terra su una falda del loro mantello e senza tovagliolo, come diremo più avanti.
E sebbene i fratelli mangino al refettorio il giorno del venerdì santo, quelli della prima tavola possono alzarsi, se vogliono, senza permesso; e questo non è consentito in alcun altro giorno.
350. Gli altri giorni di digiuno che i fratelli del Tempio devono osservare sono i seguenti: tutti i venerdì, da Ognissanti a Pasqua, ad eccezione del venerdì che cade durante l’ottava di Natale. E se il Natale cade di venerdì, i fratelli mangeranno ugualmente carne per onorare il Natale. E i fratelli non sono obbligati a digiunare neppure per l’Epifania, la Candelora e il giorno di S. Mattia apostolo, se cadono di venerdì.
351. Inoltre, tutti i fratelli del Tempio hanno l’obbligo di digiunare in occasione delle due quaresime: dal lunedì che precede la festa di S. Martino che è in novembre, fino alla vigilia di Natale; dal lunedì che precede il mercoledì delle Ceneri fino alla vigilia di Pasqua.
352. Ciascun fratello deve osservare il digiuno la vigilia dell’Epifania; la vigilia di S. Matteo apostolo; il giorno di S. Marco; la vigilia di SS. Filippo e Giacomo apostoli; i tre giorni di S. Giovanni Battista; la vigilia dei SS. Pietro e Paolo apostoli; la vigilia di S. Giacono apostolo; la vigilia di S. Lorenzo; la vigilia di S. Bartolomeo apostolo; la viglia di S. Matteo apostolo; la vigilia dei SS. Simone e Giuda apostoli; la vigilia di S. Andrea apostolo; e la vigilia di S. Tommaso apostolo. – I fratelli del Tempio devono osservare altri quattro digiuni: il mercoledì, venerdì e sabato successivi al mercoledì delle ceneri; il mercoledì, venerdì e sabato successivi alla Pentecoste; il mercoledì, venerdì e sabato successivi all’esaltazione della Santa Croce, che avviene a settembre; il mercoledì, venerdì e sabato successivi alla festa di S. Lucia vergine.
353. E i fratelli del Tempio devono sapere che tutte le sere, dopo nona, vanno recitati i vespri per i fratelli defunti, e i fratelli devono ascoltarli, tranne la vigilia delle festività delle nove letture, quando i vespri possono essere tralasciati; e i vespri per le anime dei defunti possono essere tralasciati anche l’antivigilia di Natale, l’antivigilia dell’Epifania, per la Santissima Trinità e durante le ottave delle ricorrenze abitualmente celebrate dalla casa.
354. Ma sia noto a tutti che un fratello del Tempio può rendere la propria confessione solo a un fratello cappellano, a meno che non intervengano gravi motivi di necessità o in assenza del fratello cappellano, e dopo aver ricevuto il permesso.
355. E i fratelli del Tempio devono sapere che tutte le sere, dopo nona, vanno recitati i vespri per i fratelli defunti, e i fratelli devono ascoltarli, tranne la vigilia delle festività delle nove letture, quando i vespri possono essere tralesciati; e i vespri per le anime dei defunti possono essere tralasciati anche l’antivigilia di Natale, l’antivigilia dell’Epifania, per la Santissima Trinità e durante le ottave delle ricorrenze abitualmente celebrate dalla casa.
356. E dovete sapere anche che la veglia in onore dei defunti deve avvenire ogni giorno al Tempio fra nona e vespri; ma dopo la prima domenica della grande quaresima deve avere luogo fra la cena e compieta, nei giorni di digiuno, e come si è detto prima negli altri giorni. Inoltre la veglia in onore dei defunti può essere omessa quando vengono tralasciati i vespri; e allora saranno il frate cappellano, i sacerdoti e i chierici a recitarla. E i fratelli non sono obbligati ad assistervi; ma sia noto a tutti che è preferibile assistervi, se non hanno incarichi più importanti da svolgere.
357. E’ usanza della casa recitare ogni giorno in chiesa, prima di mattutino, i quindici salmi, tranne che nelle feste delle nove letture, la vigilia di Natale e dell’Epifania. Ma i quindici salmi non vengano recitati recitati durante le ottave di Natale, Pasqua, Pentecoste, Assunzione e festa del santo cui è consacrata la chiesa della casa. – Le ore della Vergine devono essere recitate ogni giorno, tranne la vigilia e durante le ottave di natale e dell’Epifania; e viene celebrato un solo ufficio anche per la Candelora e durante le ottave, ad eccezione di Settuagesima.
358. Ma se Settuagesima cade durante le ottave, conviene che le ore siano recitate ogni giorno, e l’ufficio della Vergine e quello del giorno dopo Settuagesima e le ottave possono essere tralasciati. Nella casa del Tempio si celebra un solo ufficio il giorno dell’annunciazione di Nostro Signore, la Domenica delle Palme, il giorno di Pasqua e durante le ottave, il giorno dell’Ascensione, la vigilia di Pentecoste e durante l’ottava, il giorno dell’Assunzione della Vergine e durante l’ottava, il giorno della natività della Vergine e durante l’ottava, il giorno di Ognissanti, il giorno della festa del santo cui è consacrata la chiesa nella cui parrocchia si trova la casa e durante l’ottava.
359. E ciascun fratello deve prendere parte con assiduità alle funzioni sopra elencate, ed è tenuto a farlo, se non è infermo; ad eccezione delle veglie in onore dei defunti che possono essere tralasciate come si è detto sopra.
I fratelli infermi i quali non sono in grado di ascoltare l’ufficio, né di genuflettersi come i sani, devono sedere in disparte in chiesa dietro gli altri fratelli, e ascoltare l’ufficio con grande devozione, e rimanere in silenzio, e prendere parte alla funzione meglio che possono, ma senza aggravare la propria condizione.
360. Tutti i fratelli del Tempio devono sapere che nelle case in cui vi è una cappella o una chiesa si va in processione per Natale, l’Epifania, la Candelora, la Domenica delle Palme, pasqua, l’Ascensione, la Pentecoste, l’assunzione della Vergine, la natività della Vergine, Ognissanti, il giorno del santo cui è consacrata la chiesa, e il giorno della donazione della chiesa. E queste processioni sono dette generali, poiché tutti i fratelli in buona salute presenti nella casa in cui ha luogo la processione devono prendervi parte, e nessuno deve sottrarvisi senza permesso. E anche coloro che si trovano nelle vicinanze della casa, ovunque essi siano, se possono, devono partecipare alla processione.
361. E si fanno nel Tempio altre processioni che si dicono private, poiché sono compiute privatamente dal cappellano, dal sacerdote e dal chierico, senza gli altri fratelli. E gli altri fratelli non sono obbligati a prendervi parte, ma se lo desiderano possono farlo. Tuttavia se la processione attraversa luoghi che di norma sono preclusi ai fratelli, i fratelli possono andare in processione solo se hanno ricevuto il permesso.
362. Tutti i fratelli del Tempio devono portare alla loro chiesa grande compostezza e riverenza; e sia noto a tutti che è proibito togliere dalla chiesa qualunque oggetto necessario al celebrante o a coloro che assistono là dentro alle funzione, senza averne ricevuto l’ordine.
363. Durante la funzione, nessun fratello, ad eccezione del cappellano, deve trattenersi nei pressi del sacerdote e del chierico che celebrano l’ufficio di Nostro Signore, a meno che non sia autorizzato a farlo, poiché potrebbe ostacolare il loro ufficio.
E per quanto attiene a ogni altro aspetto dell’ufficio di Nostro Signore, ciascuno deve fare del suo meglio, a seconda delle possibilità della casa e di quanto stabilito dal nostro ordinamento, il quale deriva dalla regola del Santo Sepolcro.
364. E dovete sapere che i fratelli devono recarsi in chiesa e ascoltare la funzione nel modo suddetto quando risiedono nella casa; e anche quando sono nell’accampamento devono andare nella cappella o nel luogo dove è cantato il servizio divino, al suono della campana o quando si leva il richiamo. E sappiate che i fratelli sono tenuti ad obbedire al richiamo così come alla campana o a colui che ordinerà il richiamo.
365. E quando avviene che i fratelli sono chiamati a recitare mattutino o le altre ore nei loro alloggiamenti, devono alzarsi prontamente e iniziare a pregare; e ovunque si trovino, se non dispongano di un sacerdote o di un altro chierico che possa recitare le ore per loro, devono recitare per ogni ora i paternoster prescritti, in modo da rendere a Nostro Signore quanto gli è dovuto, nei termini prestabiliti. Infatti, se è possibile, non devono superare quei termini a loro discrezione; ed è meglio rendergli il dovuto in anticipo piuttosto che in ritardo; tuttavia, se uno dimentica di rendergli il dovuto all’ora prestabilita, deve farlo appena gli sarà possibile.

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