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San Martino, i Templari e la storia di Civita Reale


Il bello della storia, secondo Erodoto che l’ha inventata, è non tanto raccontare dei fatti, cosa che, peraltro lui faceva benissimo, e spesso anche in modo ruffiano, ma indagare, supporre, ricercare come fa un detective nei meandri dei fatti accaduti. Ma il bello, aggiungo io, è che spesso nel districarsi fra testimonianze e documenti, si trovano cose, fatti ed episodi, fortuite, che non si cercavano e che, sono per questo doppiamente gradite. E il caso che mi appresto a raccontarvi è propriamente uno di questi. Mentre mi incaponivo sul come e quando è possibile datare l’attribuzione al grande Vescovo di Tours il nome del mio paese, partendo dall’idea che esso sia dovuto alla forte presenza dei franchi e poi dei Normanni sul Gargano, per la presenza di Monte Sant’angelo, luogo centrale della cristianità e della nostra storia, ho trovato una traccia diversa su un documento del 1306 nel quale i Templari, che ebbero come propria mansione il Monastero di san Pietro in Terra Maioris, l’attuale Torremaggiore, nel 1288, che era prima benedettino e altri castri (paesi) come San Severo e un casale detto Royarium che, apprendiamo sia stato oggetto di devastazione e rivendicazione da parte degli abitanti di S. Martino in Pensule. Di questa aggressione i Templari si lamentano in un documento del 3 novembre 1306 indirizzato al Re Roberto d’Angiò. I templari contavano nella Capitanata circa 67 possedimenti fra Conventi, castri , masserie e casali e ciò perché ritenevano cruciale quella zona per la presenza della via dell’angelo che portava a Monte Sant’Angelo, ma anche perché era una stazione nelle grandi vie che portavano da tutta Europa verso Gerusalemme e la Terra santa. La Via Francigena, la Via Romea e la Via dell’angelo erano controllate da questi monaci guerrieri e è risaputo che valore avessero anche dal punto di vista commerciale. Per molti secoli la vera storia l’hanno fatta i pellegrini! La loro presenza finì in Capitanata come altrove quando L’ordine fu soppresso e il suo capo De Moley messo al rogo dal Papa e dal re di Francia. Il 25 gennaio 1313 Roberto d’Angiò, per parte dei cavalieri di San Giovanni, scrive a Bartolomeo De Capua e Giovanni Pipino di Barletta, affermando che la baronia di Torremaggiore e San Severo, già dei Templari, era in loro possesso come tutti gli altri beni appartenenti all’ordine soppresso. La domanda che si pone, riguardo all’episodio delle aggressioni dei sammartinesi, dove fosse ubicato questo casale Rojarii. Nei secoli precedenti Il castrum Rojarii, è identificato tra tra i beni di Terra Maioris, nella conferma di Ruggero II del 1134 e c’è anche una conferma di Papa Alessandro III, del 1168, che lo nomina fra gli altri possessi dei benedettini, in Comitato Larinensi Castrum Rotari. Il Leccisotti ci dice anche che un documento angioino del 1274 che il castrum Rogiani o Roiate confinava con quello di San Martino in Pensule. Evelyn Jamison, nel catalogum Baronum federiciano corregge erroneamente in Roganum, identificandolo con Rignano Garganico, mai attestato fra i possedimenti di Torremaggiore. Esso è nominato in molti documenti di epoca angioina, ma da castrum, cioè Villaggio, unità urbana, diventa progressivamente semplice casale. Gli elenchi delle terre del giustizierato lo menziona tra Porta candium e Pleutum (antica san Paolo Civitate). E così arriviamo al documento di Bonifacio VIII, con data 9 Luglio 1295, che da Anagni assegna il Monastero di Terra Maggiore, una cum castris S.Severi, S. Andrea de Scarsia, Rivalesi et casalis ipsium monasterii Torre Maioris. Nel 1300 esso è ancora importante come città poiché vi è un elenco con data 20 settembre di quell’anno, di luoghi colpiti dalla sovrattassa Pro Allevatione, nel quale San Martino è tassato per 19 once, Porta Candium per 2 once e Royarium per ben 9 once. Questo toponimo è citato per altri documenti fino al 1328, nella forma Clericis S. Joannis de Royario. Una volta riconosciuta l’ubicazione nel territorio del Contado di Larino e riconosciuta l’evoluzione linguistica del nome stesso, resta da vedere a quale degli attuali contrade si può attribuire attorno a San Martino in Pensilis. E qui a Sud Est del paese si apre il Vallone detto di Reale e qui per definire meglio la zona ci viene in aiuto il Vescovo Tria che, nelle sue Memorie storiche della Diocesi di Larino, ebbe il merito di dedicare attenzione sistematica alle chiese e ai casali distrutti. Il Tria afferma: ”Città Reale si vuole posta dove è la Chiesa di sant’Antonio Abate e che a mille passi da questa Chiesa si veggono muraglie in piedi e insieme i vestigi delle sue abitazioni. Questo Luogo fu nominato Città Regale” Il Pollidori cita Città Regale come un Oppidum dell’antica Cliternia. La notizia è ripresa da Luigi Sassi che afferma che lì, dall’antica città di Cliternia, una giovane nobile si sia rifugiata e abbia partorito Leone e Adamo, fratelli che diverranno benedettini e santi. Bisogna anche dire che siamo molto vicini, a pochi chilometri da Montesecco, feudo dei Boccapianola, e dal Monastero benedettino di San Felice, dove presero il saio San Leo e San Adamo. Il Tria ci consegna della zona anche una cartografia precisa dove è localizzato Reale, che ritroviamo anche in altre carte come quelle dello Zatta e del Cassini. Il Tria elenca alcune strade a partire dalla mura di San Martino ed elenca alcune chiese distrutte lungo tale strada, secondo distanze espresse in passi: San Bartolomeo (più 50 passi); San Rocco (più 9 passi), San Nicola (più alcuni pochi passi); San Giacomo (più alcuni passi); San Antonio a Reale (1000 passi). Si ha una distanza dal paese di circa 1420 passi e cioè 2,600 chilometri che è la distanza stradale tra San Martino e Reale. Antonio Casiglio, in un pregevole articolo, Afferma che la Contrada Sant’Antonio, attigua al Vallone Reale, è tra la Masseria Donna Francesca e la Masseria Macrellino, e ci sono testimonianze di ruderi. Oggi allo stato dei fatti Rogiarium o Royarium non è più in ombra e Reale è un po’ di più di un nome. Ed è possibile avanzare l’ipotesi che Royarium, o Rogarium, o Regale, o Reale, sia stata scissa da Torremaggiore nel corso del XIV secolo, dopo la fine drammatica dei Templari e la devoluzione del feudo e che con la separazione dei destini abbia coinciso la trasformazione dell’insediamento in semplice possesso fondiario, secondo un processo avvenuto in quei secoli. Per i sammartinesi da sempre quel luogo detto Reale ha evocato racconti e leggende di antichi palazzi, come della dimora della Regina Giovanna o di altri splendori. Oggi a questa vox populi gradatamente stiamo dando la giusta connotazione storica.

Giuseppe Zio

(fonte http://www.ilponteonline.it)

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